LA PORTATRICE CARNICA

Febbraio 2020

Scultura ( pietra, ferro, legno ) 

cm167 x 55 x 50

Leonardo Lebeničnik

 

 

- Nonna, quanti anni avevi quando iniziò la prima guerra mondiale?

- Se sono nata nel millenovecento, quanti anni avevo?

- Quindici - rispose il bambino senza esitare tanto.

- E quando finì?

- Diciannove -  si girò verso la sua nonna e la guardò con un sorrisino, come per dire: “le operazioni matematiche elementari fanno ridere un bambino di dieci anni sveglio come me.”

La sua nonna, una graziosa signora di una certa età, gli si avvicinò e gli diede una leggera carezza sui cappelli rossicci, sbirciando il libro di storia che si trovava davanti a lui.

La sua attenzione fu attirata da un sottotitolo scritto in grassetto sovrastante un paio di fotografie:

Grande guerra!

Che assurdità, pensò tra se e se. Grande di cosa? Di dimensioni certo, ma più le dimensioni di una guerra sono grandi, più grande è la stupidità e l'ignoranza che l'alimenta, più si scatena la cattiveria e la barbarie umana e meno senso ha la sua esistenza.

Scosse leggermente la testa, tornò in cucina e immerse le dita delle mani nel impasto del frico con le patate che stava preparando per il pranzo.

- Nonna, cosa erano le portatrici carniche? - le chiese il nipote.

La signora anziana si fermò di colpo, si pulì le mani, si avvicinò alla tv e la spense. Le immagini in bianco e nero delle proteste contro la guerra in Vietnam, vennero risucchiate dal tubo catodico e si concentrarono in un puntino bianco in mezzo allo schermo.

Rimase immobile per qualche istante a fissare quel punto bianco e i ricordi di tanti anni fa, come un'alta marea, gli tornarono in mente.

- Aiutiamo quei poveretti. Senza il nostro aiuto non moriranno soltanto di proiettili, ma anche di fame e di freddo.

Tutto iniziò con quella frase.

Ricordava una ragazza che portava la pesante gerla su e giù per le montagne della Carnia, la neve fino alle ginocchia, le mani ghiacciate...

Ricordava la sua cattura da parte del nemico, la prigionia, le torture...

Volevano tanto sapere cosa significava quel numero sul braccialetto rosso che portava, ma non disse una parola.

Ricordava, come se fosse stato ieri, gli occhi di ghiaccio e le spalle larghe del suo salvatore. Albert, giovane artigliere dell'esercito austriaco, che rischiò la corte marziale e la morte sicura disertando e portandola in salvo, nella sua Val Resia.

Con gli occhi offuscati dalle lacrime, si girò verso il nipotino e stava per cominciare a raccontare la sua storia, quando la porta di casa si aprì ed entrò un signore anziano con la gerla piena di legna da ardere. Posò la gerla vicino alla stufa e si guardò intorno.

Occhi di ghiaccio, spalle larghe. Più bello di un qualsiasi quadro preraffaellita.

- Chiedilo a tuo nonno Albert. Lui ti racconterà tutto - disse la nonna e uscì dalla casa.

- Cosa devo raccontarti? - chiese il vecchietto con un leggero accento tedesco.

- Volevo sapere chi erano le portatrici carniche - disse il bambino.

Il viso del signore anziano si trasformò in un misterioso sorriso.

Si avvicinò a suo nipote, gli diede una leggera carezza sui cappelli rossicci, sbirciando  il libro di storia che si trovava davanti a lui.

- Invece di raccontarti tutta la storia, ti reciterò una poesia.

 

Massimo Lazzeri